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Il colon spastico
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Il colon spastico

E’una patologia che coinvolge moltissimi individui in Europa. In Italia si stima che il numero di pazienti che soffrono a causa di un un’anomalia del funzionamento del colon sono oltre un milione. Si tratta di un problema di salute che sta diventando sempre più serio, di fronte al quale diventa ancora più viva la discussione su quale rimedio sia più valido e quali cure possono portare maggiori benefici. Molti dottori e ospedali preferiscono utilizzare questo termine, rispetto quello di sindrome del colon irritabile, decisamente più sdoganato tra la popolazione comune. Anche nei forum sul web si parla di colite mucosa, riferendosi allo stesso tipo di problema. I rimedi più comuni ad un colon irritabile sono associati alla cura della sfera emozionale del soggetto. Sarà fondamentale il supporto psicologico che familiari e amici dovranno dare al malato di colite spastica, senza fargli pesare le tante volte che è andato in bagno o metterlo a disagio di fronte a scorreggine puzzolenti. Qualunque impedimento o ostacolo, anche piccolo, verrà vissuto come un problema insormontabile da parte di chi accusa i tipici sintomi da colon spastico, a cominciare dalla diarrea o dallo stress nervoso. Proporre all’amico delle sedute di meditazione yoga asana potrebbe diventare l’arma vincente per risolvere il trauma fisico di contrazioni addominali sempre più dolorose.
Un colon di tipo spastico è una patologia curabile e chi è convinto del contrario non potrà mai guarire del tutto da questo malessere. La forza mentale e la capacità di reagire di fronte agli spasmi, anche quando lancinanti, è parte integrante di una terapia vincente.

La colite spastica funzionale e la gravidanza

colite-spastica-gravidanzaGeneralmente definito come un disordine funzionale del tratto intestinale e in alcuni libri di medicina ricordata con la definizione di colonpatia funzionale. Anche in questo caso parliamo della stessa disfunzione intestinale chiamata “sindrome dell’intestino irritabile”. Come ogni male, anche questo, diventa ancora più difficile da trattare quando interessa una donna che è in procinto di diventare madre. Una signora partorente è solitamente molto più agitata di una paziente “comune” e tutta l’agitazione che ne può derivare innesca un meccanismo a catena che si ripercuote negativamente sull’irritazione delle pareti intestinali già provate. La preoccupazione che la patologia metta a repentaglio la salute il figlio, la sensazione che i bruciori all’interno della pancia aumentino e una fame insaziabile che sembra peggiorare le condizioni di salute, più che migliorarle, diventano reali aggravanti quando si è gravide. Avere un pancione in realtà dovrebbe dare una responsabilità maggiore alla mamma, ma non in termini di aumento delle angosce e timori che il nascituro paghi le conseguenze di questa sindrome intestinale fastidiosissima, ma come presa di consapevolezza che bisognerà curare questo colon per aiutare il bimbo a crescere meglio nel grembo. Il feto infatti, lo confermano tantissimi libri di pediatria, percepisce benissimo le vibrazioni negative legate all’umore materno e percepire almeno “empaticamente” i dolori che sta vivendo la mamma incinta. Trovare la giusta cura per la madre significa fare bene alla testa del bebè. Qualcosa di più importante della scelta del passeggino o del primo lettino e sotto certi aspetti fondamentale come rispettare la frequenza delle poppate. A proposito di allattamento poi, una donna in gravidanza dovrà porsi il problema di quali medicinali assumere per non alterare il sapore del latte che fornirà attraverso il capezzale al bimbo. E’ noto che anche nei primi 3 mesi di gravidanza la futura genitrice dovrebbe impegnarsi a interrompere qualunque cura farmacologica per colite che possa compromettere il regolare sviluppo fisico del piccolo che accudisce ancora nel grembo. I medicinali di origine sintetica interagiscono negativamente con i bimbi e per questo sono sconsigliatissimi anche quando si allatta. Meglio optare per rimedi naturali, in modo tale che, sia madre che figlioletto, possano sognare sonni tranquilli, con la certezza di non aggravare la salute di nessuno dei 2. Sul fatto però che un bambino nato da una madre che soffre di colite spastica possa ereditare la malattia va chiarito, una volta per tutte, che si tratta di una bufala dalle dimensioni ragguardevoli. Non esiste alcun nesso scientifico che spieghi come una madre in gravidanza possa “contagiare” il bebè di colon spastico. Meglio farsi una risata e non approfondire il perchè, gente senza la minima conoscenza pediatrica o medica, si permetta di far circolare queste informazioni fasulle, creando pericolosi allarmismi tra la popolazione appartenente al gentil sesso.
I dolori più acuti che si avvertono quando si ha “il pancione” sono causati dalla posizione delle ovaie nel corpo femminile. L’essere collocate in quella zona espone loro ad una specie di irritazione per vicinanza. Il fatto che il tratto finale del colon sia adiacente alle ovaie e all’utero femminile intensifica il trauma e quel terribile bruciore intestinale collegato con un colon in pessima salute.
Problema di altra natura invece è quello delle donne quando entrano in menopausa. Raggiungere la terza età vuol dire necessariamente affrontare lo stress derivante dalla fine del ciclo mestruale e accumulare oltre che una frustrazione del tutto naturale, dovuta ad al tramonto della propria sessualità, anche gli sbalzi ormonali che caratterizzano questo periodo di vita.
Una donna anziana che conclude l’età della fertilità è soggetta ad ansie e problemi di umore che inevitabilmente infiammeranno il proprio stato d’animo e con esso anche l’intestino. Molto facile quindi che una persona, quando termina i suoi cicli mestruali, soffra di colite funzionale all’improvviso, senza mai aver avuto a che fare prima con i sintomi tipici di questa patologia intestinale. Specifici controlli, a partire da una profonda colonscopia, potranno chiarire la situazione clinica della anziana signora, anche perchè sono molti i pazienti che confondono un semplice gonfiore di pancia con una ben più grave colite di tipo spastico. Il rilassamento dei tessuti del ventre portano all’aumento della flaccidità dell’addome e possono causare un gonfiore di pancia improvviso, ma che nulla ha a che fare con la colite. Un metabolismo più lento e un maggior deposito di grassi adiposi, oltre ad una ridotta attività fisica, sono tutte condizioni che si presentano nella donna che entra nella fase di menopausa, creando un aumento innaturale del volume del ventre, favorito dal calo del livello degli estrogeni nell’organismo.

La colite spastica è invaliditante?

Si tratta di una questione fondamentale in tempi di crisi, ovvero quando la questione lavoro diventa ancora più importante per chi è costretto a vivere male, a causa di un disturbo del colon che rende lui più difficile la vita, anche dal punto di vista professionale. Non è giusto perdere il lavoro a causa di una patologia debilitante come questa, pertanto appare essenziale conoscere i diritti che hanno i soggetti malati, onde scongiurare ingiustizie o licenziamenti inopportuni che possono segnare negativamente il destino di questi individui.
Molti soggetti colitici si chiedono ad esempio se hanno diritto a un certo tipo di risarcimento economico che li ricompensi dei danni legati ad un male che ne limita la produttività e le prestazioni sul lavoro. Non esistono delle categorie di mestieri che permettono di sopportare meglio il disturbo, ma certamente esistono alcune professioni che possono peggiorare lo stato della malattia. Tutti i lavori fatti all’aperto, realizzati da individui direttamente esposti al freddo e alle intemperie sono potenzialmente molto pericolosi per la condizione del colon e del retto.
Buone notizie per coloro che cercano una ricompensa pecuniaria, perchè l’Asl di ogni città potrà analizzare ogni singolo caso e quindi decidere sull’idoneità o la revoca di una pensione d’invalidità civile. Si tratta di un assegno che permette ai soggetti malati di ricevere denaro, utile per sostenere le spese mediche e in parte compensare il deficit sul posto di lavoro. In ambito lavorativo si tratta di una bellissima novità da parte del sistema sanitario italiano che in questo modo tende la mano a chiunque chiedeva un assegno per sopperire a questa malattia. Un individuo malato, di cui certificano l’impossibilità di svolgere almeno il 33% delle mansioni a lavoro, lo stato italiano si impegna a concedergli un assegno per invalidità ordinaria.
Compilare la domanda è semplice; sarà sufficiente correlare la propria cartella clinica e allegare la lista delle spese farmaceutiche sostenute per la cura e inviarle all’Asl di competenza, a seconda della propria comunità urbana di appartenenza. Avere una sindrome di C.I riconosciuta da questo ente sanitario significa poter entrare nelle liste di collocamento ed essere ufficialmente inseriti nell’elenco delle persone invalide, godendo di un grandissimo aiuto nel trovare un impiego lavorativo, in funzione delle proprie competenze professionali. A volta capita di essere perdere il posto di lavoro a causa delle costanti assenze a seguito di un colon spastico. Poter essere reintegrati, grazie a norme sull’invalidità da colite spastica, sono un grande sostegno per delle persone che percepiscono spesso il dramma della solitudine e la sensazione di impotenza ad essa legata. Si ricorda infatti che le aziende presenti su territorio italiano hanno l’obbligo di assumere almeno il 10% dei propri impiegati, pescando proprio dalle liste di invalidità emesse dalle Asl.

La gastrite da stress

Si parla di un disturbo collegato con la colite spastica, ma comunque di altra natura, maggiormente connesso con l’alimentazione. Anche il tipo di dieta da seguire è differente rispetto al regime alimentare da seguire in caso di colon irritato. Tra i fattori in grado di creare i classici focolai nell’intestino vi sono naturalmente tutti i fattori di stress che si possono riscontrare tanto nello svolgimento del proprio lavoro d’ufficio, quanto nella propria vita privata. La cura delle componenti psicosomatiche si rivela essenziale per scoprire come curare disturbi gastrici di questa natura. Si pensi, ad esempio, come le stesse relazioni personali, spesso conflittuali, o problemi sentimentali con il compagno d’amore, possono facilitare l’emergere di gastriti spastiche, anche di forma acuta, i cui sintomi sono abbastanza circoscritti.
I segnali più evidenti di un apparato gastrico in difficoltà sono:

  • irritabilità di fronte a situazione solitamente facili da gestire sul piano emotivo
  • paura di allontanarsi di casa, per timore di mangiare in compagnia e sentirsi male
  • tristezza al momento del pasto, perdere la gioia dello stare a tavola e nutrirsi
  • difficoltà nel tenere la schiena dritta senza patire risentimenti nella zona intestinale

La fase di diagnosi sarà essenziale per accertare il grado di irritazione dei tessuti. In questo senso, un’endoscopia, seguita da gastroscopia e defecografia potranno dare un quadro ben definito sullo stato della gastrite nervosa e quindi interpretare meglio i sintomi del paziente. Una diagnostica fatta a dovere permetterà di organizzare meglio il trattamento da seguire per guarire veramente.
Il punto fermo per curare dalla gastrite di tipo spastico sarà, ancora una volta, la dieta. Un’alimentazione leggera, capace di limitare la produzione di succhi gastrici da parte dell’apparato intestinale è un ottimo inizio. L’acquolina è solo l’aspetto più superficiale del cibo, pertanto smettiamo di pensare all’aspetto estetico e badiamo più al contenuto che si trova all’interno dei nostri pasti. Beneficeranno di questa attenzione soprattutto gli organi interni, come il fegato ad esempio, costretto a sforzi maggiori, a causa di scelte alimentari sbagliate o comunque discutibili. Impariamo ad evitare di mangiare ortaggi acidi come i pomodori ad esempio, apparentemente inoffensivi, visti all’interno di una coppa piena di insalata, ma drammaticamente difficili da digerire dal nostro stomaco, soprattutto se apparteniamo al gruppo sanguigno di tipo B. Altro mito che fa sfatato è quello legato alla carne lessata, perchè anche se ne sentiamo spesso decantare la leggerezza e le qualità nutrizionali, esperti nutrizionisti assicurano come possa rientrare tra i cibi proibiti in caso di gastrite spastica.

La colite e le ragadi

Per prima cosa occorre spiegare la differenza tra emorroidi e ragadi, in quanto se nel primo caso alluderemo all’ingrossarsi di vene varicose nelle vicinanze dell’ano (sia nella parte esterna, ma anche in quella esterna), nel secondo caso si intenderà una leggera ferita, associata generalmente a sforzi effettuati durante la fase di evacuazione. Moltissimi sono gli italiani che hanno le ragadi, ma solo pochi tendono a curarli. La causa di questa non curanza è associata ad un certo imbarazzo, trattandosi di un problema che riguarda una tra le zone più intime del corpo umano. Questa specie di taboo non fa altro che peggiorare la condizione fisica del malato, che sottovalutando il dolorino proveniente dal taglietto sull’orifizio anale, si ritroverà presto con una piaga ormai impossibile da rimarginare. La costante richiesta di defecare da parte dell’organismo tende infatti a non lasciare tregua all’ano e quindi rende molto complicata la cicatrizzazione della ragade in tempi ristretti.
E’ facile immaginare come solo con uno sfintere ben rilassato sarà possibile curare questo disturbo, in quanto, quando lo sfintere si contrae, come avviene durante gli sforzi sul water, tipici del soggetto che desidera liberarsi delle feci, circola poco sangue e la ferita non potrà mai rimarginarsi.
L’eccessiva dilatazione del muscolo anale può quindi determinare le ragadi e creare molti disagi nella vita quotidiana. Per questo se la colite causa stitichezza sarà importante rilassarsi del tutto prima di evacuare o il rischio di taglietti dolorosi potrebbe essere sempre dietro l’angolo. Altro consiglio utile per limitare le possibilità di ammalarsi di ragadi anali è quella di prestare assoluta attenzione all’igiene personale quando si hanno rapporti sessuali “da dietro”. Dei lubrificanti specifici possono limitare i danni che un membro troppo grande o un buchino troppo contratto possono subire a seguito di avventate esperienze di sesso anale. Meglio usare molta delicatezza quando si sperimentano questo tipo di rapporti ed usare sempre il preservativo. I taglietti formati potrebbero essere infatti facile preda da parte di batteri nocivi, in grado di infettare la zona e creare le premesse per una dura battaglia, ogni volta che ci sediamo sul water del bagno.
Tra aspetti di questo disturbo vi è infatti la possibilità che si sviluppi contemporaneamente ad una  forma di tenesmo rettale. Trattasi della spiacevole sensazione di dover defecare, un falso stimolo che costringerà il soggetto ad ulteriori sforzi, irritando ancora più la zona dell’ano. Mantenere il self controll e attendere lo stimolo “giusto”, senza farsi ingannare dalla sofferenza, è il miglior modo per combattere il tenesmo e tenere lontane le ragadi dal nostro sedere.