Alimentazione

Quando si parla di infiammazione all’intestino è facile ritrovarsi a discutere di cibi da mangiare e di pietanze da dimenticarci per sempre, a causa di medio o gravi controindicazioni che potrebbero avere sul nostro stato di salute. I dietologi ammoniscono spesso sulle possibili cause di intossicazione da cibo, addossando le colpe, a volte al latte e derivati o altre volte alle verdure con fibre. Eppure le ragioni del perchè l’alimentazione possa provocare in certe occasioni un’abbondante defecazione e altre volte stitichezza sono molte. Per scoprire da vicino il mondo dei regimi alimentari più equilibrati quando si tratta di pazienti con colite spastica, bisognerà realizzare una disamina approfondita su tutti i pasti che potremmo consumare, analizzando nello specifico la massima quantità da ingerire o distinguendo gli alimenti assolutamente nocivi.
Il pomo d’oro nella dieta
E’ nata prima la colite o la gallina?
Legumi cattivi
Verde speranza che perdura
Il lattosio fa bene o male?
Infusioni di salute
Intolleranza da glutine
Accade spesso che per leggerezza, o per un’errata interpretazione del concetto di una dieta mediterranea, un individuo sia soggetto a costipazioni, nonostante apparentemente sembrerebbe non mangiare alcun cibo “sconsigliato”. Questo succede perchè una quantità sbagliata di cibi o una cottura errata degli stessi possono generare reazioni infiammatorie nel colon che diversamente non accadrebbero.
Scopo di questo articolo è quindi quello di riassumere le informazioni più importanti e tutto quello che c’è da sapere su colite spastica e dieta.
Grazie a queste preziose informazioni, una sorta di vademecum alimentare degli elementi nutritivi consigliati, si potrà evitare di irritare inconsapevolmente le mucose intestinali, anche quando siamo orgogliosamente convinti di seguire una dieta vegetariana molto bilanciata.
Seguendo questi consigli nutritivi non soltanto si ridurranno le possibilità di covare in grembo una colite spastica di tipo nervoso, a causa di scarti alimentari depositati lungo le pareti del colon per mesi e forse anni, ma si riuscirà a prevenire altri disturbi, anche più gravi per i quali sarà necessario l’intervento esperto di un gastroenterologo e la prescrizione di farmaci anti IBS.

Un tesoro chiamato pomodoro

Non si può parlare di dieta mediterranea se ci priviamo del piacere di una ricetta crudaiola e di addentare dei maccheroni abbracciati a teneri pomodorini pachino. La storia alimentare del pomi d’oro ha radici molto antiche ed ha inizio nelle Americhe. Come è noto è stato Cristoforo Colombo con il suo viaggio esplorativo a introdurre i pomodori nel vecchio continente, permettendo a milioni di europei di testare il gusto di questo vegetale e sfruttarne proprietà e benefici. Quando si soffre però di malattie del tratto gastro enterico e l’errata scelta di cibi potrebbe causare un’infiammazione, allora la situazione cambia. Se non si ha voglia di far innervosire l’intestino e di lamertarsi per le prossime 5 ore, a causa diarrea o una formazione di gas difficile da gestire, bisogna fare molta attenzione a quello che si mette tra i denti. Allora vale la pena riflettere un po’ di più quando si va dal fruttivendolo e le nostre attenzioni cadono sul frutto rosso e chiedersi se davvero fa male.
Per nostra fortuna però il pomodoro è un vegetale a base acida, quindi decisamente meno dannoso di altri ortaggi che invece possono mettere a repentaglio la nostra digestione, facendola andare in tilt. La nostra pasta con pomodoro al grappolo e basilico è salva e con essa gran parte della tradizione della cucina italiana.
I pomodori quindi si possono mangiare sia crudi, nell’insalata, evitando di combinarli con cetrioli, che al forno, l’importante sarà utilizzare un quantitativo d’olio extravergine d’oliva di massimo 2 grammi a piatto. 2 cucchiai di condimento per teglia o solo un cucchiaino per piatto, sarà sufficiente a dare gusto alla ricetta, ma consentire alla colite spastica di non vincere la battaglia.
Cosa non mangiare, a base di pomodorini sono:

      le salse piccanti; accontentiamoci di un sugo saporito, ma dobbiamo dire addio al peperoncino se vogliamo guarire. La salsa all’arrabbiata, suona strano dirlo, ma dovrà restare fuori dalla dieta  per colite spastica e nervosa. Non fa bene, meglio capirlo in anticipo e dare atto ad una rinuncia capace di aiutare la nostra terapia alimentare.
      Non abbinare il pomidoro alla ricotta. Gli amanti della crudaiola non devono volerci male, ma tutti i cibi a base di latte, indipendentemente da intolleranze al lattosio o vere e proprie allergie, sono duri da digerire. Meglio non abbondare nelle dosi o, meglio ancora rinunciarvi, sostituendo nel nostro regime alimentare i formaggi freschi con quelli più stagionati. Il nostro palato va educato e se i colleghi messicani riescono a mangiare wurstel e chili, noi, più saggi sotto il profilo della qualità del cibo ingerito, alleggerendo i carichi calorici in corpo e offrendo formaggi più duri e meglio assimilabili per le mucose intestinali.

I soggetti che mostrano eruzioni cutanee o arrossamenti sulla pelle in coincidenza con una scorpacciata di pomodori, anche cotti al forno, dovrebbero, per sicurezza, sottoporsi a prove allergologiche. Un’allergia al nichel può manifestarsi in un individuo a qualsiasi età e più ci si trova in un nucleo urbano industrializzato, più è probabile che questa appaia anche dopo i 30 anni. Vi è infatti un nesso tra allergeni che compaiono subito dopo la fine dell’adolescenza e grado di urbanizzazione del luogo in cui si vive.
Pertanto meglio fare attenzione e scoprire da test specialistici, se si tratta di pericolosi fastidi alimentari. Rinunciare a pomodori gratinati e ai deliziosi ortaggi lucani, i peperoni cruschi, anche se in realtà si tratta di veri e propri peperoni che, in ogni caso, dovremmo schivare e tenere distanti dalla nostra bocca. Il nostro fortino contro gli attacchi di colite parte proprio dalla bocca, armata di denti, come alligatori. Non sfruttare il grande aiuto che possono dare cibi e cervello, quando decidono sul nostro benessere intestinale, sarebbe sciocco.

Uova

Tranne i vegani, che per filosofia di vita evitano di ingerirli, del prodotto dell’ovulazione di una gallina andiamo ghiotti più o meno tutti. Sarà perchè si tratta di un cibo veloce da preparare, sarà perchè risulta molto nutriente o perchè si presta all’uso in svariate ricette, ma l’uovo è un elemento centrale nella dieta non solo di molti italiani, ma di uomini provenienti da un po’ tutte le parti del Mondo. Questo prodotto alimentare offre un apporto calorico di 300 calorie ogni 200 grammi, ma contenendo discrete quantità di potassio e sodio diviene molto apprezzato, in virtù di vantaggi alla mineralizzazione delle ossa. La vitamina D, in esso contenuta potrà fornire al soggetto delle riserve immunitarie contro raffreddori e malattie delle vie areali. Per questo molti dottori raccomandano tutte le persone che hanno la possibilità di procurarselo fresco di giornata e da galline ruspanti, di berlo crudo a prima mattina. Un’assunzione quotidiana durante la primavera si è constatato essere una valida difesa per malanni come tosse o febbre, tipici dell’inverno.
Può fornire un pasto completo, grazie alle tantissime varianti culinarie, che ne fanno tanto un cibo nobile, che un nutrimento per il popolino.
Un’alimentazione che si prenda cura dell’apparato gastrointestinale, che non vada a sovrastimolare le pareti gastriche, portandole ad uno sforzo eccessivo, potrà inglobare le uova nella lista dei cibi che sarà consentito mangiare. A meno che non si tratti di uova di cioccolata con tanto di regalo dentro e quindi troppo eccitante per il colon o di uova kinder da mangiare durante la merenda, possiamo essere sereni sul fatto che questo piatto non sia dannoso per chi soffre di colite.
Bastarà consumarlo nelle versioni più semplici e più semplici da digerire come nel caso dell’uovo sodo o di quello alla coque. Mettere a bollire l’uovo per soli 6 minuti in un pentolino contenente acqua salata ci permetterà di mangiare un pasto salutare dalla rapida cottura. Il tempo per cucinare una variante alla coque è di 4-5 minuti, se preparato in acqua già bollente e di 2-3 minuti se lessato partendo dal acqua fredda. Il vantaggio di cucinarlo lesso cominciando la preparazione dall’acqua fredda non ha a che fare con la digeribilità dell’uovo, ma è legato alla minore probabilità che questo si rompa. Nel caso volessimo prepararlo in soluzione già bollente, per non disintegrare il guscio, una volta immesso il prodotto nel contenitore, dovremmo adagiarlo delicatamente sulla parte concava di un cucchiaio da cucina e quindi posizionare l’ovale rosa verso il fondo. Evitiamo però di condirlo con il pepe che, anche se in misura minore rispetto al peperoncino piccante, può irritare lo stomaco e anche il nostro retto.

Le ricette a base di uova, nemiche della colite spastica restano:

l’uovo al tegamino; friggere e bruciacchiare i fenoli mediante soffritto per la ricetta del cosiddetto uovo all’occhio di bue, non è mai positivo per le mucose gastriche. Significa oberarle inutilmente di fatiche, trasformando qualcosa di naturale, come il nutrimento, il un momento di sfida e di sofferenza. Senza possibilità di replica poi per chi utilizza il burro o peggio ancora la margarina per queste ricette.

L’uovo sbattuto; aggiungere ingenti quantitativi di zucchero ad un cibo semplice, la cui origine spesso è legata alla terribile industria dei polli in batteria, non può che creare difficoltà alla nostra regolare digestione. L’alterazione dei tempi digestivi è una delle cause principali che generano diarrea o al contrario fenomeni di stitichezza.

L’uovo in carrozza; appesantire il piatto, servendolo fritto con la mozzarella fusa, oltre a un bagno di calorie che potrebbe incidere in modo negativo sulla nostra siluette, può portare ben pochi benefici alla nostra pancia. Prendiamo consapevolezza di come rinunce alimentari come questa provocheranno nel lungo periodo soltanto giovamenti.

Uova di pesce; o se preferite caviale. Ma anche la variante più nostrana: la deliziosa bottarga sarda, che però tanto clemente non è con i nostri succhi gastrici. Eliminare dalla dieta le uova provenienti da pescato, oltre che più etico, può risultare più benefico per la condizione di salute.

Uova e sulfamidici; non miscelare piatti a base di uova dopo aver assunto questo tipo di antibiotici. In generale però è un’esagerazione allargare l’elenco delle combinazione “nefaste” nella cura di disturbi intestinali all’intera categoria di questi farmaci. Il fatto che gli antibiotici sollecitino molto il fegato non può essere causa di traumi particolari, se combinati con ricette a base di uova. Queste dicerie non hanno nulla a che vedere con le proprietà nutritive di determinati piatti.

Un discorso a parte va fatto con le uova di quaglia. Queste contengono il linea di massima un numero maggiore di calorie e vengono usate a tavola in più nobili composizioni. I consigli per consumarle restano gli stessi, anche se dagli studi realizzati su pazienti con problemi di colite spastica si è registrato un più spiccato appesantimento post pranzale, a seguito dell’ingestione di uova di quaglia. Preferire in ogni caso la cottura “lessa”.

Legumi

Croce e delizia per molte bocche italiane, sono elementi indispensabili in ogni dietra equilibrata e sana. L’apporto di ferro delle piante leguminose permette anche a consumatori vegani di non soffrire di carenze nutritive o anemie che possono causare strascichi sulla fragilità dello status di salute di una persona. Per un apporto proteico completo però vanno ingeriti assieme ai cereali. Questa combinazione magica che nasce in cucina permette a milioni di persone in Europa di perseguire la causa vegetariana e rinunciare del tutto alla carne, riuscendo ad assumere in questo modo anche tutti gli amminoacidi necessari per il sostentemento. Quando si parla di legumi però occorre essere molto precisi o, visto l’elenco interminabile delle piante che rientrano in questa categoria, si rischia di dare consigli alimentari sbagliati, soprattutto quando si parla di un male così subdolo e di difficile interpretazione come la colite spastica. Per avere consigli medici accurati non basta digitare legumi su wikipedia. Meglio allora ascoltare il responso dell’analisi di esperti di gastroentorologia che ne hanno valutato gli effetti sull’intestino su centinaia di pazienti. Parlare di questa categoria alimentare non è semplice e non dovrà essere riduttivo. Si dovrà capire per prima cosa quali sono e poi una volta stilata una lista completa, comprenderne le cotture e quante volte mangiarli nella settimana senza dover constatare gli effetti negativi, a partire dal tipico gonfiore addominale da piselli o al deposito di gas intestinali da abuso di fagioli in scatola.
Da valutare anche il modo in cui vengono proposti sul mercato; capire se sono decorticati, secchi o freschi può significare molto in termini di residui fibrosi contenuti e quanto, di conseguenza, possono danneggiare il nostro colon soggetto a infiammazione.
Comprendere in anticipo quali sono i legumi cattivi, significa circoscrivere le ricette a piatti che ci possono fare bene e riuscire a mangiarli la sera senza provare nelle successive 2 ore quella tipica sensazione di reflusso gastroesofageo. Chiarire qual’è la quantità giornaliera concessa dai dietologi e capire se è giusto darli ai bambini o persino ai neonati attraverso le pappette omogenizzate, è un dovere che abbiamo nei confronti del nostro apparato gastrico e di quello dei nostri cari.
La presenza di fibre è molto utile a chi deve combattere il colesterolo e gli accumuli di zuccheri nei vasi sanguigni. Ma la tipologia di fibra che dovrebbe sempre rientrare nel regime nutritivo dei colitici è quella “insolubile”. Solo questa può garantire vigore alle pareti del colon e migliorare la qualità della digestione.
I maggiori disagi per chi soffre di colite di tipo spastico vengono infatti dalla buccia delle leguminose. Per questa ragione si potrebbe in fase di cottura aggiungere del bicarbonato di sodio (NaHCO3) per alleggerire il carico relativo alla sintesi del pasto da parte della flora batterica. Conosciamo bene come a un minor lavoro da parte della flora dell’intestino corrisponda una sensazione di benessere fisico. Il classico gonfiore serale dopo una cena a base di lenticchie è da spiegare con una difficoltà digestiva legata alla composizione dell’involucro di questi legumi. Per la fortuna di tutti i deboli di stomaco però, in commercio sono sempre più diffuse le qualità decorticate  decisamente più leggere delle colleghe con la buccia dura.
Una delle scorze di leguminose meno tollerate sono quelle delle buonissime fave. Pur essendo un vero toccasana per regolarizzare l’umore di ciascuno di noi, le verdi regine di marzo-aprile presentano un mantello molto resistente per gli intestini infiammati. Se in generale andrebbero prima un po’ lessati, prima di essere masticati freschi, chi ha il colon irritato dovrebbe escluderle definitivamente dalla dieta. Questi sono i tipici legumi che gonfiano la pancia, cause di violente flatulenze, in virtù di una produzione di gas intestinali, sintomo che qualcosa non sta funzionando all’altezza dell’addome.
I piselli sono i legumi con meno calorie di tutti e si possono consumare freschi a tarda primavera sino a Giugno, quando i baccelli rotondi si fanno più tenaci e complicati da masticare. I pisellini verdi contengono molta acqua e sono più facili da gestire a livello digestivo, soprattutto nei raccolti di Aprile e Maggio. Con i primi caldi di Maggio le piante dei piselli cambiano un po’ la natura e producono frutti verde scuro e con una buccia particolarmente ostile per chi soffre di colite. Meglio fermarsi quindi ai primi mesi di produzione e consumarli sempre cotti e mai con cipolla o soffritto. I benefici legati all’ottima presenza di vitamina C però non devono far cadere in eccessi. Si ricorda a questo proposito che nella scala di misurazione del PH i piselli risultano essere un alimento particolarmente acido. Si suggerisce ai soggetti con disturbi di pancia o prostatite di compensare questa caratteristica organolettica, introducendo a colazione il frutto basico per antonomasia: il limone. Diluire un miracoloso frutto giallo spremuto a prima mattina, in una tazza di acqua calda o tiepida, aiuterà i pazienti afflitti da colon spastico a ricostituire il giusto PH, nei periodi in cui si mangiano più piselli o in generale cibi acidofili.
Continuando la lista, bisogna sottolineare come la soia presenti più di una controindicazione per accusa disturbi d’intestino. In particolar modo, si registrano molti casi di pazienti in cui Edamame e germogli di soia abbiano provocato vere e proprie indigestioni. Il livello di digeribilità da parte di soggetti che presentano forme d’irritazione elevate si riduce ulteriormente, consigliando di starne alla larga. Rinunciare a qualche cena in un ristorante cinese dalle proprietà nutritive discutibili non potrà che fare bene.
Mettere in ammollo questi legumi o cucinarli nella pentola a pressione non ne migliora di fatto la digeribilità. Pur essendoci tantissime ricette sfiziose da fare al bimby meglio allora scordarci della soia se non vogliamo poi vivere i traumi da gastrite ed i gonfiori addominali ad essa connessa.
I ceci, così come i legumi secchi, e le colleghe lenticchie vanno banditi. Anche quando si tratta di ricette esotiche e gustose come l’hummus non vanno fatte eccezioni.
In conclusione, nonostante un basso indice glicemico, le leguminose non sono proprio alleate di un’alimentazione volta a curare la colite, ma se abbiamo l’accortezza di scartare la buccia o ricette leggere, evitando manifestazioni decisamente eccentriche come fagioli a colazione o lenticchie ogni giorno, possiamo cucinarli e stare bene.
Stesso discorso per la salute dei nostri bambini, stando attentissimi però a proporgli inizialmente dosi infinitesimali. Come per ogni pietanza, ma questo vale ancora di più quando si parla di legumi e dieta, l’organismo si deve abituare gradualmente a nuovi elementi in modo tale da avere il tempo necessario per sviluppare quegli enzimi che permetteranno al soggetto di sintetizzarli nel migliore dei modi.

Colite spastica e verdure

Un capitolo molto importante quando si parla di questo disturbo digestivo è legato alla validità di un’alimentazione a base di vegetali. Seppur nella dieta mediterranea, dei pilastri portanti restino sempre frutta e verdura, vale la pena spendere qualche parolina in più per spiegare il ruolo delle fibre vegetali rispetto a soggetti che soffrono di intestino irritato.
Seppure, come ripetono i medici nutrizionisti, le fibre contenute in grandi quantità nelle verdure, servano per rafforzare le pareti del colon e quindi consentire una pulizia più efficiente del condotto. Quando le mucose dell’intestino sono deboli e perdono vigore infatti, a causa di pranzi e cene a base di carni rosse o cibi con molto grasso e colesterolo, è più facile che residui alimentari si depositino sulla superficie poco tonica dell’intestino, creando l’habitat perfetto per muffe e funghi. Per questa ragione prima di tuffarsi nel consumo sfrenato di fibre, bisognerà valutarne l’incidenza in un individuo colpito da malattie o disturbi del colon. Particolare attenzione va riservata anche da parte di pazienti con prostatite.
Se è vero che alcune verdure sono ricche di fibre, non è detto che un organismo sia “allenato” sufficientemente per sopportare la grande attivazione della peristalsi intestinale, connessa a questo tipo di scelte alimentari. Sono gli alimenti a base di fruttoligosaccaridi come asparagi, cicoria e porri i più dotati, in questo senso. L’ingestione di verdure, indipendentemente dalla cottura usata nella ricetta, può provocare conseguenze anche pesanti sullo stato del crasso e quindi generare dolori all’addome e disturbi come fenomeni flautolegici e diarrea, anche acuta. Quando questi sintomi da colite spastica si fanno più evidenti, occorrerà cercare rimedi immediati e quindi provare la strada della disintossicazione. Seguendo i consigli degli esperti di naturopatia non esisterebbe pulizia migliore dell’intestino se non attraverso l’idrocolon terapia. E’ proprio questa tecnica di lavaggio del colon che facilità l’eliminazione degli scarti alimentari accumulati lungo il crasso e mai espulsi mediante evacuazione.
Le sostanze fibrose sono contenute anche in frutta, legumi e semenze e corrispondono alla parte di cibo non digerita. Il problema nella digestione nasce nel momento in cui l’uomo non è nato per assorbire questi elementi, perchè privo dell’enzima chiamato cellulasi, attraverso cui, riuscirebbe facilmente a lavorare.
Si comprende quindi l’importanza di “educare l’intestino” alla lavorazione gastrica delle fibre vegetali presenti in abbondanza nelle verdure e fare dei distingui netti tra quella che sarà la dieta di un soggetto non abituato a mangiare zucca, zucchine e simili prodotti e un altro che invece li ha sempre introdotti regolarmente nel corso dei pasti e durante tutta la vita.
Il regime alimentare di un individuo medio dovrebbe prevedere l’introduzione di 35 grammi al giorno di fibre. Si precisa però come questa indicazione sia un puro dato statistico e che solo l’esperienza alimentare di un paziente potrà sancire se le verdure fanno male e causano sofferenza o se portano benefici sperati, come l’apporto di ferro o di proteine.
Il rischio di abusare di prodotti alimentari considerati sani come le verdure è quello di richiedere per la loro digestione degli sforzi maggiori ad un apparato gastrico già danneggiato e quindi incorrere nel pericolo della formazione di diverticoli. Si tratta di una vera e propria risposta “visiva” dell’organismo che produce, a seguito della grande fatica, delle ernie sulle pareti dell’intestino, sempre più esposte ad irritazione.
Le cotture delle verdure da preferire
Certamente quelle al forno, senza però esagerare con condimenti. Limitare al massimo i giri d’olio sull’insalata o sulle tenerissime bietole d’autunno. Preparazioni a vapore, oppure lesse (bollite) o grigliate sono da preferire a verdure fritte, in pastella o gratinate. Il pangrattato risulta molto indigesto per chi ha sintomi come diarrea e tutti gli altri segnali che possono far pensare all’inizio i una sindrome da colon irritabile.
Non è necessario rinunciare a un contorno di zucca quando si possono seguire ricettari che insegnano a cucinarlo al forno light e senza renderlo obbligatoriamente pesante, accompagnandolo con fagioli stufati o con la salsiccia al forno e ipercondito. Anche un elettrodomestico specifico per la cucina a microonde può favorire il consumo di pasti sani a base di verdure leggere, senza alcun timore per intossicazioni o movimenti di stomaco che anticipano gas e flatulenze o, nei casi più pesanti, dei veri episodi di meteorismo.
I vegetali più croccanti, anche se molto appetitosi sia alla vista che al gusto, andrebbero sempre cotti, indipendentemente dal fatto che siano di stagione o meno. Paradossalmente, un soggetto più afflitto da dolori da fibre vegetali potrebbe preferire le verdure congelate a quelle fresche, appena raccolte, perchè i succhi gastrici riuscirebbero ad attaccarle meglio, senza troppi ostacoli.
Evitare in ogni modo di ingurgitare verdure crude, soprattutto quando si tratta di bambini. Gli effetti lassativi dei vegetali sono notevolissimi, quando si è poco abituati al loro consumo regolare.
Meglio quindi optare per soluzioni più light dal punto di vista calorico, ma ugualmente saporite, come nel caso di una zucca mantovana con risotto e funghi cardoncelli di contorno.

Cosa togliere dal regime alimentare

Certamente le verdure crucifere, soprattutto quando si parla di cavoli e svariate tipologia di rapa da cucina. Anche delle pietanze più pesanti, come peperoni e carciofi non potranno mai essere più mangiate a cena, come anche durante il pranzo, soprattutto se presentate come “ripiene” (si pensi ai piatti siciliani tipici o alla cottura di carciofi alla giudia, ad esempio).
Eliminare dalla tavola anche la cipolla cruda e gli apparentemente “innocui” sedano e rucola. La ricchezza di fibre di queste verdure ne fanno degli osservati speciali nella dieta anti colite spastica. Brutte notizie dal fronte piramide alimentare se invece abbiamo un debole per i cibi esotici. Purtroppo se si vuole prevenire i disturbi di pancia o comunque limitare lo stato di salute di un intestino disturbato dovremo allontanare dal piatto il topinambur.
Non vi fate ingolosire dalla carne stufata, soltanto perchè vi sembra alleggerita dalla presenza, tra gli ingredienti, di verdure. Trattasi il più delle volte di pasti eccessivamente conditi o insaporiti da salse piccanti e sughi troppo speziati, ovvero da inconfutabili fonti di infiammazione.
Chi già manifesta delle intolleranze a pomodori o noci, è molto facile che abbia dei problemi di assimilazione pure con le verdure a foglia o le amidacee.
Un suggerimento per limitare l’irritazione da verdura, da utilizzare quando siamo ospiti di qualcuno e sarebbe sgarbato non mangiare i vegetali offerti, è quello di sminuzzarli il più possibile, sia con il coltello, nel piatto, che usando la nostra dentatura, prima di immetterli nell’esofago.

Verdure amiche

Sono da considerarsi le carote e i finocchi, ma anche le patate. In sostanza, anche in mancanza dalla dieta di verdure a foglia larga, si potrà mangiare dei pasti molto gustosi, senza per questo patire i drammatici attacchi di colite. In ogni caso è buona regola accompagnare i pasti con liquidi e sali minerali, a maggior ragione, se l’individuo accusa fenomeni diarreici. In questo senso una portata a base di brodo di verdura rappresenta il massimo, dal punto di vista nutritivo. Per insaporirlo ulteriormente potremmo usare un cucchiaino di formaggio stagionato, come ad esempio il grana padano e diminuire ulteriormente il quantitativo di sale da cucina nella ricetta (fattore che influisce sul grado d’idratazione corporea ).
Una purea di zucca gialla è sempre ben gradita all’intestino, anche quando per renderla ancor più cremosa vi inseriamo delle patate, per una melodia del palato che non stona con il tratto gastrointestinale.

Toccasana chiamato tisana

E’ abbastanza noto come le tisane possano migliorare gli stati di agitazione nelle persone. Il fatto che i monaci buddisti esaltassero le qualità di queste bevande, testimonia la valenza delle proprietà curative che possono avere sul sistema nervoso. Sapendo poi quale legame importante possano avere il sistema emotivo con l’apparato intestinale, dovrebbe essere nostra premura cullare la pancia e cimentarci nella creazione di decotti saporivi, in grado di aiutarci a vivere meglio. Le tisane infatti hanno la capacità di rilassare le pareti dell’intestino che, specie nei casti di costipazione e disbiosi, meriterebbero una cura maggiore. Bibite a base di argilla verde, ad esempio, soprattutto se ingerite calde, possono aiutare a stemperare bruciori, grazie agli oligominerali in esse contenute. Quando risanare la condizione delle mucose gastriche diventa una priorità, l’argilla può garantire un assorbimento di gas e contenere la flatulenza.  L’argilla color verde può purificare un intestino anche meglio di una purga, l’importante sarà assumerla con continuità e in maniera adeguata.
A tal proposito sarà opportuno lasciarla decantare per almeno 6 ore e accertarsi di bere soltanto il liquido, evitando di ingerire la parte sospesa, che solitamente si deposita sul fondo. Una tisana di argilla aiuta a prevenire l’eccesso di aria nella pancia e aiuta i processi di guarigione da colite, grazie alla sua azione disinfettante.
Ne trarrà benessere anche il sistema sanguigno, grazie al miglioramento nei processi di ossigenazione. Il dosaggio corretto prevede l’aggiunta di 3 cucchiai di argilla verde ogni 1,5 litri d’acqua. L’assunzione deve avvenire quotidianamente, dopo ogni pasto, 3 volte al giorno e dovrà durare almeno 10 giorni, per proseguire, a seconda dei risultanti ottenuti e se proseguono le ariette puzzolenti, anche dopo la cura.
Oltre a questo elemento possono essere utilizzati per comporre decotti, anche altri tipi di piante medicinali. In base alla nostra esperienza, quelle migliori, in grado di risolvere efficacemente problemi come gonfiori e contrazioni addominali sono il tiglio, l’aneto e l’achilea.
Altre combinazioni erbacee utili per combattere la colite spastica e utili per favorire la salute intestinale sono decotti a base di oli di basilico, in cui andrebbe aggiunto del miele.
Anche in questo caso, per garantire dei risultati nel tempo, la posologia andrebbe rispettata a puntino, non superando le 3 tisane giornaliere, senza mai scendere sotto le due, da bere in corrispondenza dei 2 pasti principali.
Se il problema principale del soggetto con colite si annida nella sfera emozionale, a causa di sentimenti inespressi o traumatici, risultato di esperienze di vite difficili, si potrebbe optare per tisane con fiori di Bach. Questi prodotti naturali sono un vero toccasana per combattere gli stati d’ansia legati a rabbia inespressa, risultando ancora più validi dei più classici prodotti con ingredienti come camomilla e finocchio selvatico. La scelta di rimedi naturali si dimostra la strada più saggia e indolore, perchè priva di controindicazioni. Esistono tantissimi negozi online, in grado di realizzare tisane personalizzate anti colite, in funzione dei nostri sintomi e preferenze nei gusti. Una scelta molto gustosa e comoda che vi consigliamo vivamente di intraprendere.
Si consiglia, in caso di erbe selvatiche, raccolte direttamente da campo, di lasciare in infusione in acqua calda, per almeno 20 minuti, prima di bere.

Latte, lattosio e suoi pericolosi derivati

Sono sempre più le persone che si aggirano timorose tra gli scaffali e i frigoriferi dei supermercati nel tentativo di scovare nell’inci delle traccie di possibili intolleranze alimentari. La diffusione nelle catene commerciali di prodotti freschi e conservati su cui capeggiano scritte come “senza lattosio” o “senza residui di latte”, lascia intuire che percentuale di popolazione elevata eviti di bere latte fresco o a causa di intolleranze o vere e proprie allergie. Se in passato la scelta del latte sembrava distinguere gruppi di popolazione diversi, in base alla preferenza per il tipo di pastorizzazione utilizzato (latte intero, parzialmente scremato, scremato), oggi giorno appare che l’attenzione dei consumatori si sia spostata verso latte di derivazione non vaccina. Un numero importante di popolazione dimostra di scegliere il latte di soia, riso o avena, pur di non rinunciare ad una bevanda tipica della colazione che purtroppo molti studi nutrizionali hanno confermato non fare tanto bene come invece si credeva in passato. Operazioni commerciali come l’uscita sul mercato di bevande a base di latte di asino o di capra, non hanno generato i risultati previsti e non hanno scalfito le preferenze del cittadino medio verso il lattosio, proveniente da mucca. Anche il latte zymil, seppure vanti una percentuale bassissima di questo elemento, non si può dire che faccia universalmente bene.
Nei Paesi occidentali si è giunti paradossalmente ad un aumento del latte in polvere, in sostituzione di quello di vacca naturale, anche nell’alimentazione dei bambini, spaventati dalla possibilità che una spiccata difficoltà nella digestione di questa bevanda, ne potesse compromettere lo sviluppo regolare.
Moltissimi casi di colite sembrerebbero avere come motivo scaturente proprio l’assimilazione mancata di alimenti o bevande contenenti lattosio. Questo disturbo intestinale assume la forma di colite spastica e per nostra fortuna è abbastanza facile da arginare, perche necessita nell’80% dei casi di un mirato intervento sulle abitudini di dieta per poter essere risolto.
E’ facile che un ex paziente colitico sia più consapevole di quanto il latte sia dannoso per l’organismo e di come il quantitativo di calcio in esso contenuto possa essere assunto mediante altri alimenti. Correggere il regime nutrizionale in grado di generare irritazione e quindi potenziali attacchi di colite è un dovere sulla nostra salute, soprattutto quando oltre a un fastidio acuto, percepito in fase digestiva, si avvertono i sintomi flatulogenici importanti.
Anche se spesso si tende ad eliminare cavoli e fagioli, primi responsabili in caso di spiccata produzione di gas dall’intestino, tante volte è proprio il latte, compagno inseparabile di tante colazioni, che tanto ci piace macchiare con il caffè, ha causare quelle infiammazioni tanto dolorose che non riusciamo ad arginare.
Si ricorda come, a dispetto di quello che si dice comunemente, non è la sostanza “lattosio” a irritare le vie intestinali, ma lo zucchero complesso. Accade quindi che la difficoltà nella peristalsi è data dalla grande difficoltà del corpo nello scomporre questo elemento e il conseguente soccorso richiesto per lavorarlo meglio. La diarrea è il segnale della richiesta di acqua fatta all’organismo allo scopo di digerire meglio lo zucchero del latte.
Di fronte ai primi sentori di pesantezza dopo aver mangiato formaggi, seppure abbastanza “leggeri” come il parmigiano reggiano, è sempre meglio fare un test specifico e capire dalle reazioni allergiche manifestate sulla nostra cute, il grado di intensità del problema. Le prove allergologiche possono indicarci con precisione quello che non possiamo scoprire neanche visivamente, perchè capaci di segnalare specifiche difficoltà digestive, risultanti anche da combinazioni di cibo. Sembrerà assurdo, ma solo una conferma scientifica ci potrà segnalare come una normale intolleranza al latte potrebbe risultare pericolosissima quando mangiamo ad esempio le uova.
Scegliere di acquistare solo latte a lunga conservazione non è la soluzione ideale. Vero è che il lattosio proveniente direttamente da mucca è molto più pesante per l’organismo di quanto possa essere quello contenuto nel latte confezionato.
Il suggerimento più utile, oltre a quello di realizzare il test del respiro, è quello di essere molto attenti al contenuto di caseina presente nei vostri formaggi preferiti. Onde evitare disturbi di flatulenza sarà opportuno consumare con cautela tutti i derivati del latte, compreso i fiocchi di latte, commercialmente conosciuti grazie al prodotto “yocca”.
Per smascherare l’intolleranza al lattosio serve perseveranza, ma anche intelligenza, perchè bisogna comprendere la linea sottile tra apparato digestivo in imbarazzo, di fronte a formaggi più o meno grassi e problemi di sintesi degli zuccheri presenti nel latte e affini. Si potrebbe cominciare a non bere latte per qualche settimana e appurare dei giovamenti sulla propria salute, per poi avere le indicazioni sul regime alimentare da seguire, solo dopo un test d’intolleranza al lattosio.
Le reazioni dell’organismo possono essere differenti e non bisogna pensare che acquistare latte di kefir può farci guarire, senza considerare altri fattori.
Capire se è il latte la causa principe della colite spastica basterà escluderlo dalle nostre abitudini a tavola e qualora, il risultato non cambiasse, bisognerà estendere il veto a latticini e sostanze contenenti lattosio. Se anche dopo aver tolto questi cibi dalla nostra cucina, non abbiamo alcun miglioramento significativo, significa che le ragioni principali della nostra irritazione sono da cercare in qualcosa di differente.
Discorso a parte meritano gli yogurt e gli altri cibi probiotici, in grado, nella maggior parte dei casi, di ripristinare la flora batterica. Non va fatto quindi l’errore di togliere pure i fermenti lattici dalla dieta, prima di un’analisi più in profondità, realizzata da un gastroenterologo esperto.
Rinunciare ai fiocchi di riso la mattina è ben diverso da eliminare uno yogurt activia o altri ricchi di fermenti lattici. L’esagerazione non paga mai e non possiamo permetterci di fare di tutto un “latte un fascio”. Non compriamo quelli grassi tipo Mueller o Yomo, ma, salvo per pazienti particolarmente sensibili, non dovremmo mai rinunciare ad uno yogurt a colazione, come pure a merenda.
I rischi maggiori per gli intolleranti
Si tratta di un aspetto nascosto, che meriterebbe maggiore conoscenza e diffusione. Si parla dei rischi di shock emofiliaco nei soggetti che ingeriscono quotidianamente farmaci. Si segnala come molte pillole contengano tracce, anche importanti, di latte e possano scaturire reazioni drammatiche nei soggetti sensibili o con anche lievi problemi di colite. Importante è quindi leggere sempre gli ingredienti di ogni medicinale, soprattutto se verrà assunto da un bebè. Quando si è all’estero il pericolo è ancora maggiore, allora, onde evitare di ricorrere al cortisone e a fughe improvvise verso l’ospedale, è utile imparare come segnalano la presenza di parti di latte nei farmaci e alimenti stranieri. In inglese si dice: lactose free ( equivalente italiano del neologismo “delattate”).
Anche se non siamo esperti di lingue è fondamentale memorizzarlo, onde scongiurare rischi per la propria salute, bene più gravi della formazione di foruncoli sulla pelle.
Sui forum nel web si sentono spesso persone che esaltano l’azione del Lacdigest, grazie al quale riferiscono di riuscire a mangiare mozzarelle fior di latte senza problemi. Le opinioni non sono univoche, il farmaco sembrerebbe anzi piuttosto blando e appare funzionare solo sui pazienti con lievissime intolleranze. Piuttosto si segnala come siano spesso i prodotti contenenti sorbitolo gli indiziati numero uno, che potrebbero acutizzare una situazione di disequilibrio intestinale.
Infine si sottolinea come condizioni di stress o l’abuso di cibi troppo grassi o di medicine in generale, possa potenziare gli effetti negativi del latte sull’organismo, trasformando un disturbo passeggero in un’infiammazione acuta, di fronte al quale la strada del trattamento medico si rende indispensabile.

Altre intolleranze: il glutine

Una delle condizioni più difficili da gestire per un paziente con disturbi intestinali è quella di rinunciare ad uno dei prodotti tipici d’Italia: la pizza. La paura di reazioni allergiche al glutine, la presenza di condimenti a base di latticini, l’utilizzo di lievito di birra, sono tutte condizioni in grado di provocare rigonfiamenti nello stomaco e disfunzioni rispetto all’attività digestiva regolare. La diffusione di pizze con base camut e a bassissima lievitazione, testimoniano come l’intolleranza al glutine sia diffusa sul territorio, specie in Occidente, dove, anni di blasfemie alimentari e inquinamento ambientale, hanno favorito l’aumento di soggetti allergici.
Il collegamento però tra colite e pizza è molto più subdolo perchè è associato alla particolare condizione emotiva vissuta. Una situazione psicologicamente difficile che impedisce i colitici di accettare gli inviti in pizzeria, spaventati dal dover andare continuamente in bagno ed essere giudicati. E’ facile pensare che a una cena a base di Margherita potrebbe poi seguire una settimana infernale, caratterizzata da crampi addominali e dissenteria. Quando poi una pizza napoletana viene condita con pepe o peggio ancora peperoncino, gli effetti in termini di sofferenza intestinale possono essere ancora più atroci. I pazienti con colite spastica non vanno mai abbandonati e dovrebbero essere i parenti e gli amici stretti a capirlo, aiutandoli a liberarsi di questa schiavitù. In attesa che cambino radicalmente alimentazione e curino la propria salute, sarà piacevoli invitarli a cene alternative, a base di cibi genuiti. Senza contare poi come la pizza, sarà pure il simbolo della cucina italiana nel mondo, ma visti i processi di ossidazione a cui è sottoposta nei forni, non può definirsi genuina al 100%. Sono sempre più i nutrizionisti che sostengono come faccia male, suggerendo di tenere lontano dallo stomaco, le pietanze che contengono lievito di birra. In ogni caso, al di là delle pericolose bruciature, di quella parte di pizza a diretto contatto con la base del forno di una pizzeria, se proprio si vuole scegliere un impasto più sano, si dovrebbe scegliere quello di grano saraceno, farro o persino kamut.
Per combattere le coliti psicosomatiche, conseguenti alla fermentazione della pizza, si potrebbe ricorrere ad un ingrediente naturale, con significative qualità anti spasmiche: la melissa. Bere deliziose tisane di melissa potrà dare risultati esaltanti, da questo punto di vista.